Comunicare intervista Giorgio Re

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Essere un manager di successo che gira il mondo per lavoro, con grandi soddisfazioni, può portare a trascurare gli affetti e le amicizie più importanti. Poi la malattia
della madre ti riporta, casualmente, a contatto con alcuni dei vecchi compagni di brigata, alcuni dei quali, sempre per un tumore, se ne erano andati. E in una notte (ri)nasce il cantautore
che eri da giovane, e decidi che alla lotta al cancro avrebbe dedicato, e con profitto, una parte rilevante della sua vita. Questa l’incredibile storia di Giorgio Re, che abbiamo intervistato Come nasce la passione per la musica? La passione per la musica nasce a 12 anni così come la passione per la scrittura. Non sono mai stato un bravo cantante bensì un autore di canzoni, di musica e di  parole. A sedici anni creo la prima band con tre amici e iniziamo a suonare nei locali e nelle piazze della Liguria. Come spesso accade, la vita e il lavoro mi portano all’estero dove ricopro il ruolo di Amministratore Delegato di una multinazionale danese. Sul più bello arriva il 2009. Un anno per me incredibile e allo stesso tempo rivoluzionario. Ero in Grecia e ricoprivo il ruolo  ’amministratore delegato degli uffici ellenici e bulgari  di una grande multinazionale. La mia carriera era allo zenit, avevo solo 39 anni e avevo già la responsabilità di 100 famiglie. Quel giorno di aprile ricevetti la notizia che il melanoma di mia mamma Luigina si stava trasformato  in metastasi al fegato. Tornai in Italia, era novembre. La professoressa dell’IST mi chiamò nella sua stanza
e mi disse sua mamma è grave, crediamo che non riesca a vivere sino a  Natale. Di quel momento ricordo che non ebbi paura. Sapevo consciamente e incoscientemente che non era così. Nella stanze accanto a quelle di mia mamma c’erano due ragazzi. Uno di  loro aveva un’aria familiare. Senza farmi notare troppo cercai di capire chi fosse. Sei una merda, disse il ragazzo guardando il soffitto con il braccio preso dall’ago della flebo. Cosa ci fai qui? La voce del mio amico iniziava a prendere forma. Quell’uomo senza capelli si ricostruiva ai miei occhi come il mio amico Alessandro. Alex per tutti. Anche per chi ascoltava suonare la nostra band dal vivo durante gli anni Ottanta. Era arrabbiato e disperato per la sua malattia. Senza che potessi rispondere mi disse che la mia voglia di arrivare lo aveva cancellato dalla mia mente così come per i miei amici della musica. Quel giorno scoprii che nel corso degli ultimi vent’anni gli altri membri della band e cari amici di sempre erano mancati per un tumore. Di diverso genere ma sempre la stessa malattia. Raccontai di mia madre e ci consolammo ricordando i migliori anni della nostra vita.
Hai più scritto qualcosa? mi disse guardandomi l’orologio. No, Alex. Non ho più imbracciato la chitarra dal nostro ultimo concerto. Avresti dovuto farlo, eri bravo a scrivere. Non saprei da dove iniziare dissi con la morte nel cuore. Scrivi per me … mi rispose. Pensai che Alessandro stesse delirando per le medicine che stava prendendo e che il tumore alla prostata lo stava divorando. Era venerdì. Tornai a casa con il cuore nelle scarpe,  con la paura di perdere mia madre e un mio amico e la consapevolezza di avere perso due amici senza aver nemmeno partecipato al dolore delle loro famiglie o senza una frase di addio. Non lo so se il rimorso o la disperazione ebbero la meglio. Sicuramente fu una lunga notte. Alle tre del mattino mi alzai e andai nell’intercapedine a tirare fuori la chitarra e, come per magia, venne fuori la prima canzone. Nei giorni seguenti feci sentire i miei pezzi registrati con il cellulare ad Alessandro che si compiaceva e mi dava consigli per renderli più “leggeri”. Faremo uscire il nostro primo album dissi. Alessandro guardandomi mi rispose con commozione: lo farai tu per tutti noi. Da pochi giorni era passato Natale e aspettavamo con ansia l’esame PETAC o qualcosa del genere per capire cosa fosse successo a mia madre. Era come se il tumore fosse regredito e la metastasi scomparsa. Quel giorno Dio aveva scelto. Aveva ridato mia madre alla vita prendendosi Alessandro con Lui. Avevo fatto una promessa e così mi misi all’opera. Incontrai musicisti professionisti e di fama internazionale e insieme a loro finalizzai il mio primo lavoro che ho chiamato Donne da Favola perché le favole sono come la realtà, diventando leggenda creano i sogni che avverandosi diventano favole. Come si svolgono i tuoi concerti? Puoi spiegarne le modalità di fruizione per chi vi assiste? Proponiamo ai comuni il nostro spettacolo. Un film musicale di due ore che partendo da De André e Lucio Dalla finisce con le canzoni dei miei due album. I miei spettacoli sono gratuiti e sono rivolti alle famiglie. Insieme alla mia associazione chiediamo al comune che ci ospita di coprire le spese necessarie per imbastire uno show di qualità. Durante lo spettacolo promuoviamo i miei CD che vengono venduti durante e dopo l’evento dai miei collaboratori e dai volontari. Tutto il ricavato viene quindi devoluto davanti agli occhi di tutti e in tempo reale alla ricerca sul tumore o ad associazioni impegnate in questa missione. Siamo orgogliosi nel dire che a ogni spettacolo riusciamo a raccogliere almeno 2.500 euro di donazioni. Il comune, con una spesa irrisoria, può proporre ai propri cittadini un evento di livello nazionale con un impatto sociale a nostro avviso importante. Non ultimo riusciamo a divertire e intrattenere il pubblico affrontando un argomento importantissimo come la prevenzione. Quali sono le tue caratteristiche musicali? I miei brani nascono dalla musica pop rock degli anni Settanta
incontrando le sonorità moderne e la tecnologia del 2000. Mi piace illudermi di essere un artista che cerca di unire le poesie di De André con la musica di Vasco Rossi. Chi sono i musicisti che ti accompagnano? A ogni spettacolo chiamo artisti diversi. Ho avuto la fortuna di avere chitarristi del calibro di Andrea Ballardini (che ha lavorato con Fausto Leali) e Andrea Maddalone (al suo attivo collaborazioni con Oxa, Berté, Paoli, Baglioni e tanti altri). Qual è l’obiettivo della raccolta e dove sei arrivato fino ad adesso? Ho stampato a mie spese e a fondo perduto 10.000 CD e
ho l’ambizione e il sogno di riuscire a donare 100.000 euro per la ricerca sul melanoma. Siamo arrivati a Euro 35.000 euro dopo tre anni. La strada è lunga. Su facebook (https:// www.facebook.com/giorgio.re.genova) eravamo in 5 e oggi siamo 6.500. Come hai conosciuto Noi per Voi? Ho conosciuto Noi per Voi grazie ai genitori di Alessio Ceresola,
un ragazzo meraviglioso che ci ha lasciato qualche mese fa combattendo da guerriero e sempre con il sorriso e la speranza nel viso. In quale occasione hai devoluto (e quanto) alla nostra
Associazione? Il 30 Agosto scorso abbiamo fatto un evento live nella piazza di Arma di Taggia (San Remo) per ricordarlo. In quell’occasione abbiamo raccolto per Noi per Voi 5.000 euro. Parte del ricavato dalle vendite dei Cd parte è stata una donazione della famiglia Ceresola. Quali sono le principali soddisfazioni che hai avuto in questi anni? Sono stato invitato insieme al maestro  llevi e al comico Siani a festeggiare in prima serata Rai il 152° compleanno dell’Esercito italiano. In tale occasione mi sono esibito dal vivo all’Auditorium di Roma ricevendo un riconoscimento dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Quest’anno sono stato invitato all’Hotel Imperial di Annecy a esibirmi nel  teatro francese riscuotendo alla fine della serata una standing
ovation per le mie canzoni e ho venduto più di 1.000 cd in una sola serata.  Che messaggio vuoi lanciarci in conclusione? Sono a disposizione di qualunque organizzazione che abbia come obiettivo la lotta al tumore. Sono convinto che prevenzione, spettacolo, divertimento e ricerca possano convivere insieme.